Molti libri, pochi lettori. C’è bisogno di qualcosa di speciale!

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La buona notizia è che nonostante le difficoltà la cultura in Italia è sempre considerata un investimento dalle famiglie.
La cattiva è che i lettori non aumentano, nemmeno con l’aiuto del digitale. Gli ultimi dati Istat, pubblicati oggi nell’articolo de La Repubblica (lo trovate qui), raccontano di un Paese di scrittori ma senza lettori, in cui si pubblicano in media 164 libri al giorno, domeniche comprese, ovvero 60 mila titoli all’anno. Eppure, in base agli ultimi dati Istat, solo 14 persone su 100 leggono almeno un libro al mese (sono cioè “forti lettori”) e una su due non più di tre in un anno.

La fascia dai 15 ai 17 anni si conferma quella in cui si legge di più. Dai 19 anni in poi la quota dei lettori cala in modo drastico. Leggono più le donne (48,6%) degli uomini (35%), più al Nord (poco oltre il 49%) che al Sud (28,8%) e nelle isole (33,1%).

Nove famiglie su dieci non hanno alcun libro in casa, mentre poco più di 6 ne contano al massimo 100. La lettura non è un consumo forte in Italia, nonostante si pubblichi parecchio. Non sembrano riscuotere miglior successo i libri online e gli e-book: nel 2015 hanno perso 277 mila lettori (-5,6%) anche se coinvolgono una fascia di popolazione relativamente stabile di 4-4,5 milioni di persone (fonte: Ufficio studi Aie su dati Istat).

Lo scorso anno gli editori hanno pubblicato 62.250 libri in formato cartaceo, a cui si aggiungono 56.727 titoli in quello digitale, mentre gli e-book rappresentano il 91,1% delle novità pubblicate. Tra i lettori del formato digitale, l’e-reader è molto apprezzato dagli over 60, mentre i lettori più giovani preferiscono scorrerlo sul tablet o sullo smarphone. Nonostante la minor disponibilità economica delle famiglie, per i libri sono stati spesi 3.339 milioni di euro (5.278 quelli per quotidiani), 11 euro al mese, in media lo 0,4% della spesa complessiva.

L’entità dell’investimento economico rafforza la convinzione che una efficace azione di sensibilizzazione e promozione della lettura sul territorio costituisca un efficace grimaldello per avvicinare alla lettura anche le fasce d’età più difficili, magari con strumenti e approcci meno convenzionali del solito.
I dati dell’Istituto nazionale di statistica fotografano una situazione apparentemente stagnante nella fruizione della cultura, ma in realtà in divenire, grazie alle nuove opportunità offerte da tecnologie e cultura digitale, con tutti i vantaggi e le difficoltà del caso.

Pazza Idea 2016- Carattere speciale vuole proprio esplorare lo scenario complesso del nostro tempo, in cui gli accadimenti storici, sociali, politici, collettivi e individuali vengono letti e mediati da nuove forme interpretative della realtà. Non solo quelle “tradizionali” – che pure rivestono una grande importanza nel nostro immaginario – ma anche quelle più innovative e sperimentali: quindi soprattutto la letteratura, ma anche il teatro, la fotografia, il giornalismo e l’attenzione alla cultura digitale.

Le diverse forme d’arte permettono di leggere la realtà e le nuove opportunità tecnologiche sono uno strumento formidabile e ormai riconosciuto: in  Italia gli utenti regolari di Internet aumentano anno dopo anno e nel 2015 sono arrivati al 63% della popolazione di 16‐74 anni. Certo, con  persistenti differenze geografiche: il 69% al Nord‐Est, il 68% al Nord‐Ovest,  il 66% al Centro, il 55% al Sud e nelle isole.  La Sardegna conferma la sua vocazione digitale, terreno fertile per gli approcci digitali: solo il 29% dei sardi non ha mai utilizzato un computer, un dato migliore rispetto alla media Italiana (33%) e a quella del Mezzogiorno (42%), ma ben lontano dalla media europea che si attesta al 17%.

Discreta anche la performance relativa alla diffusione della rete a banda larga, pari al 75% delle famiglie, in linea con la media europea e seconda in Italia dopo la Provincia di Bolzano (22° Rapporto Crenos, 2015).
Nell’inchiesta Censis “La trasmissione della cultura nell’era digitale” un elemento di grande interesse è dato dalla percezione che una parte consistente degli intervistati ha dei simboli contemporanei della cultura: internet (indicata dal 27,6%) e la  biblioteca (26,1%) sono i primi, quasi a pari merito. Le istituzioni scolastiche, liceo e Università, al 25,8%, e il museo al 9,3%.
Si tratta certo di un campione particolare (laureati digitalizzati), ma la tendenza, soprattutto per quanto riguarda la presenza sulle piattaforme dei social network, è definita. Alcune forme “digitali” di letteratura lo confermano: basti pensare al lavoro su Twitter di “Tw-Letteratura” e alle numerose iniziative di partecipazione virtuale che riguardano i libri.

Questi sono sempre considerati lo strumento “principe” per nutrirsi di cultura, e sappiamo per certo che costituiscono anche un investimento importante sul futuro: si legge più nelle famiglie in cui il libro è di casa, così il 66,8% dei ragazzi tra 6 e 14 anni che hanno entrambi i genitori lettori contro il 30,9% di coloro che non hanno genitori appassionati di letture.

C’è bisogno di qualcosa di forte e innovativo per rafforzare le buone pratiche e per organizzare una sana “istigazione” alla lettura per tutti: vi racconteremo presto il “carattere speciale” di Pazza Idea 2016, seguiteci!

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