Chi pensa bene, parla bene. O almeno ci prova (due cosette sulla comunicazione ecologica e altro)

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Tra poco il progetto «Parole O_Stili» compirà un anno.
Era il 17 febbraio 2017, infatti, quando una community trasversale di oltre 300 tra giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer si riunì a Trieste per dare una forma precisa al progetto collettivo che intende far riflettere sull’influenza delle parole nella società e sull’importanza di sceglierle con cura.

Abbiamo seguito con interesse lo sviluppo del progetto, perché da sempre la buona comunicazione (intesa come efficace, corretta, nelle sue sfumature e conseguenze, anche) ci appassiona. Per quanto riguarda la cultura, poi, la riteniamo fondamentale ed è per questo che nel nostro festival “Pazza Idea” riserviamo sempre uno spazio preciso agli incontri con gli esperti e gli osservatori più attenti dei mutamenti in corso: così negli anni abbiamo ascoltato giornalisti, blogger, pubblicitari, grandi inventori della comunicazione come Annamaria Testa, Paolo Iabichino, Barbara Sgarzi, Vera Gheno, Insopportabile, Daniele Chieffi, Bruno Mastroianni, Oliviero Toscani, Carlo Freccero.

Il progetto, che continua con l’attività di formazione gratuita sul tema delle competenze digitali e della comunicazione consapevole e informata in Rete nelle scuole, incontri e conferenze, ha il merito di fare il punto sulle possibilità di un utilizzo consapevole della Rete. Non un territorio di anarchia verbale e comportamentale, quindi, ma uno strumento “neutro” che come tale può essere utilizzato in molti modi. Puntare sul riconoscimento e sull’educazione per creare un ambiente comunitario sostenibile, non necessariamente “buono” ma certamente non violento. Perchè la violenza, semplicemente, non funziona.

Lo scorso anno, nell’edizione del festival Pazza Idea, abbiamo dedicato uno speciale focus, condotto da Vera Gheno e Bruno Mastroianni, sui linguaggi nel web e la possibilità (necessità?) di destreggiarsi fra troll, haters, fake news, e la nostra stessa insopprimibile tentazione di “blastare” chi non ci piace, cioè metterlo alla gogna in una piazza che, lo ricordiamo, è allo stesso tempo virtuale e reale e conta milioni di spettatori.

Le domande che si aprono riguardano quindi il nostro stile di comunicazione nella vita reale, “offline”, che è poi quello riflesso sull’”online” e viceversa. Come reagire agli insulti? C’è un modo di dissentire che sia anche energico, diretto, ma non inutilmente offensivo? Che risultati otteniamo, sia in termini personali che di “ecologia” dell’ambiente in cui stiamo agendo in quel momento?
Il resto lo fanno i punti del “manifesto” di Parole O_stili: condividere è una responsabilità, siamo quello che comunichiamo, le parole sono un ponte, gli insulti non sono argomenti e molto altro. Discutiamone!

Progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza nelle parole.

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